“Seduti nell'anfiteatro, silenziosi e assorti, gli antichi Greci guardavano gli attori, nascosti dalle loro maschere, recitare Eschilo, Sofocle ed Euripide. I miti degli eroi e le loro tragiche vicende, espresse con frasi lapidarie e immortali, s'imprimevano nella mente degli spettatori e in loro avveniva la catarsi, la purificazione. Amore, odio, vendetta, adulterio, senso di colpa e tanti altri turbamenti dell'anima, rivivevano virtualmente nello spettatore, causando in lui pietà, compassione e paura, dissuadendoli dal percorrere la stessa strada dei personaggi delle tragedie. Era un transfert che non prevedeva costose sedute dallo psicanalista e, nello stesso tempo, rasserenava e arricchiva. I Greci, senza saperlo, avevano inventato la psicanalisi prima di Freud!”
Giuseppe Tobia
“La letteratura, il cinema, le canzoni descrivono l'amore in tutte le sue sfumature, ma difficilmente si occupano del placido amore coniugale. Esso non fa cassetta, non interessa a nessuno. È scartato a priori dagli scrittori, dai registi, dai cantautori. Eppure, dai pulpiti delle chiese viene predicato come l'unico che possa dare la felicità e farci meritare il Paradiso. Che cosa spinge molti di noi ad andare fuori dal seminato e a rischiare l'Inferno sulla Terra e nell'aldilà? Forse la noia, la monotonia, la pace e la tranquillità del focolare domestico somigliano molto all'eterno riposo? Sono le nostre pulsioni, le tentazioni del diavolo o é nella nostra natura volere andare, come Ulisse per la conoscenza, oltre le colonne di Ercole dell'amore?”
Giuseppe Tobia